Convertire packages per Linux

Sono ormai passati i tempi eroici nei quali per installare un software su Linux bisognava procurarci il source code e compilarlo.
Come ho mostrato nel manualetto “mondo_linux” allegato all’articolo “Le miniere del software libero” pubblicato su questo blog nell’aprile 2021, quasi tutto il software per Linux si trova ora già predisposto per l’installazione, addirittura, in molti casi, disponibile in forme che sono direttamente utilizzabili semplicemente copiando sul computer il file che le contiene, come nel caso delle Appimage.
Più spesso il software che ci interessa è disponibile su pacchetti (packages).
I pacchetti di più ricorrente utilizzo sono preinstallati e sono immediatamente disponibili appena installata la distro Linux, altri sono disponibili nel repository della distro e sono installabili utilizzando il gestore di pacchetti che ogni distro ci mette a disposizione.
Possiamo infine trovare pacchetti sul web, pronti per essere scaricati per l’installazione.
Fortunatamente, nonostante la miriade di distribuzioni Linux esistenti, le tipologie di pacchetto che troviamo sul web sono sostanzialmente due: quella che fa capo al sistema di installazione della distribuzione Red Hat (pacchetti caratterizzati dalla estensione .rpm del file che li contiene) e quella che fa capo al sistema di installazione della distribuzione Debian (pacchetti caratterizzati dalla estensione .deb del file che li contiene).
Nel primo caso (distro Red Hat, Fedora, SUSE, ecc.) l’installazione avviene con il comando a terminale
sudo dnf install <nome_pacchetto.rpm>,
nel secondo caso (distro Debian, Ubuntu e derivate, Linux Mint, MXLinux, Mauna Linux, ecc.) l’installazione avviene con il comando
sudo dpkg -i <nome_pacchetto.deb>.
Può capitare di trovare un pacchetto con estensione .rpm e volerlo installare su Ubuntu o di trovare un pacchetto con estensione .deb e volerlo installare su Fedora e per poter fare questo è necessario preventivamente convertire il pacchetto nel formato adatto all’installatore della distro che usiamo (dpkg o dnf).
Fortunatamente esiste un programma di utilità, che si chiama Alien, che rende facilissima questa conversione.
Troviamo Alien all’indirizzo
https://sourceforge.net/projects/alien-pkg-convert/
ma esso è presente praticamente in tutti i repository delle distro Linux e possiamo semplicemente installarlo con i comandi
sudo apt install alien
oppure
sudo dnf install alien
a seconda se siamo su derivate Debian o su derivate Red Hat.
Alien è uno script in linguaggio Perl, pertanto funziona solo se sul computer è installato un interprete Perl: ciò che avviene per default praticamente per tutte le distro Linux.
Possiamo comunque verificare la sua presenza con il comando a terminale
perl -v
ed eventualmente installarlo con
sudo apt install perl
oppure
sudo dnf install perl
Con il comando
alien -help
possiamo poi avere tutte le informazioni sul funzionamento di questo utilissimo software.
Le più usuali conversioni si ottengono con i comandi
sudo alien -d <nome_file.rpm> per convertire da .rpm a .deb
sudo alien -r <nome_file.deb> per convertire da .deb a .rpm
Il file convertito, oltre che con i comandi dpkg o dnf visti prima, può essere installato con il comando
sudo alien -i <nome_file>

 

Dart: un linguaggio per tutte le stagioni

Nato in casa Google per sostituire Javascript è diventato un linguaggio con il quale si può fare di tutto, persino programmare app che possono girare sia su smartphone euipaggiati Android sia su iPhone equipaggiati iOS.
Per capire di che cosa si tratta e per fare qualche sperimentazione facile facile propongo l’allegato manualetto, contenente anche indicazioni utili per chi voglia approfondire e fare cose più difficili.
Il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

dart

Scrivere musica con LilyPond

Ho parlato in altre occasioni di LilyPond in questo blog, accennando in maniera molto sbrigativa alle basi del suo funzionamento e mi sto accorgendo che per fare qualche cosa di un tantino impegnativo con questo software ciò che ho detto finora non basta.
Dal momento che la documentazione completa occupa centinaia e centinaia di pagine e richiede ore di ricerca e consultazione, ho pensato di proporre un manualetto che contenga un po’ di più di quanto ho detto finora e che metta in grado anche un principiante di fare qualche cosa di compiuto senza bisogno di perdersi nella documentazione ufficiale.

L’allegato manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile senza problemi.

lilypond

Xournal++: molto più di un blocco per appunti

In un manualetto allegato al mio articolo “Software libero per il PDF”, pubblicato su questo blog nel dicembre 2017, ho accennato al software Xournal, con il quale è possibile manipolare file nel formato PDF, per esempio per aggiungervi annotazioni e immagini.
Già allora Xournal, pur funzionando bene soltanto sul sistema operativo Linux, faceva molte altre cose, ma in quella sede interessava solo quella.
Col tempo Xournal è diventato Xournal++, si è molto arricchito e funziona bene non soltanto su Linux ma anche su Windows e Mac.
Dal momento che è scarsamente documentato in rete e mai in lingua italiana, ho ritenuto utile proporre l’allegata piccola guida all’uso.
Il documento è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

xournal++

Leggere e studiare la Bibbia

Curiosando tra le applicazioni preinstallate su MaunaCE, la Christian Edition di Mauna Linux, il sistema operativo brasiliano di cui ho parlato in un mio post dello scorso settembre, ho apprezzato Xiphos, un software open source pensato per poter navigare nei numerosi libri della Sacra Bibbia a scopo di semplice lettura o a scopo di studio e comparazione tra varie traduzioni.
Trattandosi di un software libero disponibile anche nel repository di altre distro Linux e di cui esistono installer anche per Windows, ritengo utile proporre nell’allegato manualetto una piccola guida all’uso.
Al solito, il manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

xiphos

I gioielli di Linux: Gnumeric

Linux è diventato alla portata della gente comune, desiderosa di vedere com’era, tra la fine del 1993 e il 1995, con la comparsa, nell’ordine, delle distribuzioni Debian, SUSE e Red Hat.
A quei tempi il sistema operativo Mac, primo sistema dotato di una vera e propria suite per ufficio (AppleWorks poi diventata iWork) era dotato del foglio di calcolo appartenente a questa suite.
L’ambiente grafico Windows del sistema operativo MS-DOS utilizzava il foglio di calcolo 1-2-3 o la suite Symphony della Lotus e, con la promozione di questo ambiente grafico a sistema operativo vero e proprio (Windows 95), Microsoft lanciò il foglio di calcolo Excel.
Linux, con il suo ancora rudimentale ambiente grafico X Window ereditato dal mondo Unix, aveva appena sostituito il vecchio foglio SC con il più moderno e visuale GNU Oleo pure ereditati dal mondo Unix.
Ma la vera svolta avvenne nel 1998, quando il sistema operativo Linux potè esibire il foglio di calcolo GNUMERIC, in tutto simile a Microsoft Excel.
Esso vive tuttora, pure ingiustamente oscurato, nel mondo del software libero, dal foglio Calc di OpenOffice e LibreOffice.
Si trova praticamente in tutte le distro Linux che conosco e lo si può installare in un attimo con il gestore dei programmi. Data la sua leggerezza lo si trova preinstallato nelle distro dedicate a computer vecchi e con scarse risorse, sui quali sono diventate troppo ingombranti le moderne suite per ufficio.
Oltre alla dote della leggerezza e della conseguente velocità di elaborazione, vanta una grande predisposizione per i calcoli statistici, oltre ad alcune particolarità che lo rendono per certi aspetti migliore di Excel e Calc.
Nell’allegato manualetto cerco di rendere evidenti queste caratteristiche.
Come sempre il manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

gnumeric

I gioielli di Linux: AbiWord

Linux è diventato alla portata della gente comune desiderosa di vedere com’era tra la fine del 1993 e il 1995, con la comparsa, nell’ordine, delle distribuzioni Debian, SUSE e Red Hat.
A quei tempi il sistema operativo Mac, antesignano dell’interfaccia grafica e primo sistema dotato di una vera e propria suite per ufficio (AppleWorks poi diventata iWork), e l’ambiente grafico del sistema operativo MS-DOS che stava diventando sistema operativo Windows erano già dotati di word processor che si presentavano all’utente praticamente come li vediamo nelle loro più moderne versioni attuali.
Linux, con il suo ancora rudimentale ambiente grafico X Window ereditato dal mondo Unix, era dotato di due editor di testo, pure ereditati dal mondo Unix, pensati innanzi tutto per scrivere codice, Vi e Emacs, che erano, come continuano ad essere, cose per addetti ai lavori e non alla portata di chiunque come era ed è un Microsoft Word.
Solo verso la fine del 1998 anche il sistema operativo Linux fu in grado di esibire un word processor in tutto simile a Microsoft Word.
Si chiamò Abiword e, nonostante non si sappia più chi ne fa la manutenzione, si trova praticamente in tutte le distro Linux che conosco e lo si può installare in un attimo con il gestore dei programmi. Data la sua leggerezza lo si trova preinstallato nelle distro dedicate a computer vecchi e con scarse risorse, sui quali sono diventate troppo ingombranti le moderne suite per ufficio.
Oltre alla dote della leggerezza e della conseguente velocità di elaborazione, è concepito in modo da essere un prezioso tool per intervenire su file di testo di qualsiasi tipo e formato.
Nell’allegato manualetto cerco di rendere evidenti queste caratteristiche.
Come sempre il manualetto è liberamente scaricabile, stampabile e distribuibile.

abiword

Mauna Linux: rolling release dal Brasile

Le distro Linux, oltre a proporre continuamente i così detti aggiornamenti di sicurezza, hanno un calendario di aggiornamenti integrali che forniscono periodicamente agli utenti la possibilità di upgradare il proprio sistema e il parco di applicazioni.
Ubuntu, per esempio, offre questa opportunità a cadenza semestrale.
A fronte di questo sistema di aggiornamento periodico, da tempo esiste, anche se con minore diffusione, un sistema di rilascio continuo (rolling release).
In questo caso non si deve aggiornare la distro da una versione all’altra perché la distro continua ad avere a disposizione aggiornamenti su base regolare.
Non si aspettano mesi per avere le versioni più recenti del kernel Linux, dell’ambiente desktop e di altri principali componenti software, ma si aggiornano questi componenti continuamente, subito dopo il loro rilascio.
Portabandiera della rolling release è la distro Arch Linux, con la derivata Manjaro Linux.
Posso citare anche openSUSE e la versione Debian unstable (sid).
Nel mio articolo “Rhino Linux: una reinvenzione di Ubuntu” pubblicato su questo blog nel marzo 2024 ho presentato una interessante realizzazione che ha anche caratteristiche di questo tipo nel mondo Ubuntu.
Oggi richiamo l’attenzione su un’altra simpatica distro ad aggiornamento continuo, creata e mantenuta in Brasile e basata su Debian: si chiamava Amarok Linux OS e da qualche mese si chiama Mauna Linux OS.
La troviamo all’indirizzo https://maunalinux.top/.
L’ultima versione, rilasciata il 19 agosto 2024, è la 24.3.
I rilasci avvengono a cadenza trimestrale ma, come ho detto prima, possiamo sempre disporre dell’ultima versione semplicemente aggiornando quella che abbiamo.
Molto facile da installare, grazie a una procedura a prova di inesperto, e da usare, grazie ai desktop environment Mate, LXGt o Cinnamon che ci vengono proposti.
Oltre a questi, adatti anche per computer datati, ci viene proposta la variante Advanced Hardware Enablement (AHE), sviluppata con il desktop XFCE pensata per computer con hardware più recente ed equipaggiata di componenti più aggiornati.
Infine ci viene proposta una Christian Edition (MaunaCE), variante sviluppata appositamente per operatori di religione cristiana con l’ambiente desktop Cinnamon: altro non è che la versione Cinnamon arricchita di uno strumento per programmare e sostenere in multimedialità funzioni religiose e di un software che rende agevole la consultazione e lo studio della Bibbia.
E, sotto una grande semplicità e leggerezza, tutta la ricchezza del repository Debian che ci consente di fare con il nostro computer tutto ciò che vogliamo.
La cittadinanza brasiliana della distro non condiziona assolutamente la lingua del sistema, che è disponibile praticamente in tutte le lingue del pianeta.
Unico inconveniente: tutta la documentazione che troviamo sul sito di Mauna Linux è in lingua portoghese.

 

Scrivere musica con NtEd

Tra i tanti modi di scrivere musica con software libero che ho illustrato in questo blog non ho mai parlato di NtEd, nonostante abbia il pregio di essere il primo software WYSIWYG di scrittura musicale per il sistema operativo Linux.
Probabilmente perché è disponibile solo per Linux, non è di facile installazione e colui che ce lo ha regalato non ne fa manutenzione e non è disponibile per parlare di questo software in quanto dice di avere altro da fare (in effetti sta facendo tantissime altre belle cose).
Dal momento che chi usa Ubuntu e derivate o MXLinux lo trova nel repository e lo può comodamente installare da lì e, visto che una volta installato è bello e facile da usare, ritengo utile illustrarne il funzionamento nell’allegato manualetto, come sempre scaricabile, stampabile e distribuibile senza problemi.

nted

Un pep che esclude pip

Con tutto il parlare che ho fatto in questo blog di Python non ho mai accennato all’esistenza dei PEP, ritenendo che i dilettanti cui rivolgo i miei scritti potessero fare a meno di queste complicazioni.
Ho invece incoraggiato i miei lettori che avessero bisogno di arricchire l’installazione di Python di base con pacchetti aggiuntivi ad utilizzare l’installatore pip, che, dalla versione 3.4 di Python faceva parte della dotazione di default.
Oggi le distro Linux con preinstallato Python3 che adottano la PEP identificata dal numero 668 non preinstallano più pip e non consentono più di usare questo installatore e, purtroppo, ormai molte distro, tra cui le popolari Ubuntu e derivate, compreso Mint e MX, fanno questo.
PEP sta per Python Enhancement Proposal ed è un documento di progettazione destinato alla comunità di sviluppatori Python riguardante nuove funzionalità del linguaggio, i suoi processi o il suo ambiente.
La PEP 668 riguarda i conflitti che possono insorgere tra i gestori di pacchetti del sistema operativo (nelle derivate da Debian, come Ubuntu, apt) e gli strumenti di gestione dei pacchetti specifici di Python (come pip) e, per evitare l’insorgere di questi conflitti, dichiara EXTERNALLY-MANAGED le installazioni che possono essere gestite con mezzi esterni a Python, come il gestore di pacchetti del sistema operativo, consentendone l’installazione solo con il gestore dei pacchetti e rendendo inutilizzabile l’installatore pip (salvo complicazioni come la creazione di un ambiente virtuale).
Fortunatamente le distro che hanno adottato la PEP 668 hanno nel proprio repository quasi tutti i pacchetti di cui ho parlato in questo blog (da numpy a scipy, da sympy a pandas, da matplotlib a sklearn).
Vorrà dire che, per installare, per esempio, scipy non possiamo più fare
pip install scipy
ma, se lavoriamo con una distro che ha adottato la PEP 668, come Ubuntu e le sue derivate, dobbiamo fare
apt install python3-scipy.
Purtroppo vi sono però pacchetti che si trovano nel repository di Python ma non in quello della distro e, se vogliamo evitare, da dilettanti, le complicazioni di Conda e Anaconda, abbiamo proprio bisogno di usare pip.
A questo punto, se non abbiamo disponbile pip lo installiamo con il comando a terminale
apt install python3-pip
ed eludiamo la PEP 668 con il comando
sudo rm -rf /usr/lib/python3.xx/EXTERNALLY-MANAGED
Da qui in poi, sapendo che per i pacchetti che troviamo nel repository della distro è meglio che usiamo l’installatore della distro, per gli altri possiamo usare pip.